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Allarme buco ozono sull'Artico

Una perdita record di ozono -che ci protegge dai raggi del sole – sull'Artico, è stata registrata in marzo dal satellite Envisat dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa). Il fenomeno si legge sul sito dell’Agenzia è dovuto a
venti insolitamente forti, noti come vortice polare, che hanno isolato la massa atmosferica sul Polo Nord, impedendole di mischiarsi con l’aria alle medie latitudini e generando, così, temperature molto basse. La massa d'aria fredda, per effetto della luce solare, ha determinato in marzo il rilascio nell’aria di atomi di cloro e bromo, contenuti nei clorofluorocarburi, i quali sono tra i gas responsabili proprio del fenomeno. La temperatura registrata negli ultimi 3 mesi nell’area artica è stata la più bassa dal 1997 (anno record), e questi due fenomeni, che hanno portato ad inverni insolitamente rigidi, potrebbero essere in qualche modo collegati. Per questo gli scienziati spaziali stanno ora cercando un collegamento per interpretare meglio l’accadimento, e non escludono, almeno in questa fase, che possa essere stato influenzato dal riscaldamento globale.
Sull'argomento è intervenuta anche l'Organizzazione meteorologica mondiale (Omm). Le osservazioni diffuse dall'ente internazionale rivelano che la colonna di ozono ha registrato una perdita di circa il 40% sull'Artico, tra l'inizio dell'inverno e la fine di marzo. Il precedente record per la distruzione dell'ozono era stato di una perdita di circa il 30% nell'arco di tutto un inverno. Per l'Omm, il grado di distruzione dello strato di ozono nel 2011 sopra l'Artico è senza precedenti, ma era preveisto. Gli esperti avevano infatti annunciato che una grande perdita di ozono sopra l'Artico era possibile nel caso di un inverno stabile e freddo nella stratosfera.
Una perdita di ozono così elevata si è verificata nonostante un accordo internazionale che ha ridotto notevolmente la produzione e il consumo di sostanze nocive per l'ozono (come i clorofluorocarburi e gli halon ) a causa della lunga durata di vita di queste sostanze. Saranno necessari decenni prima che la loro concentrazione torni ai livelli precedenti al 1980, un obiettivo fissato nel Protocollo di Montreal sullo strato di ozono.